openromance

Maggio 16, 2008

the beginning

Archiviato in: romance — janazond @ 9:10 pm
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round midnight

Sono già sette giorni che tutte le sere intorno alle 24 vengo qui sulla scogliera a guardare il tramonto. Non trovo mai nessuno. Il rumore del mare che infrange sui grandi massi mi avvolge e anche se quelle nuvole di bit non possono davvero colpirmi, sento la pelle sollevarsi, i peli degli avambracci drizzarsi, come se schegge di ghiaccio infinitamente sottili mi piombassero addosso.

E’qui che ho visto per la prima volta Afrika Palmer:una visione durata alcuni istanti, bastanti appena a leggere il suo nome. Era nera e lucida, la testa rapata,gli arti lunghissimi, vestiva rosso chanel e aveva l’aureola. Un’aureola abbagliante, la cui luce danzava intorno a lei in maniera schizzata.

L’ho vista arrivare da lontano, volava alto e sembrava uno strano uccello, giunta a me vicino si è bloccata a mezz’aria un istante come per riprendere fiato. Non riuscivo a vedere il suo volto, ma aveva il voice aperto: potevo sentire un respiro agitato e caldo.

3-4 secondi al massimo è durato il nostro primo incontro, duranti i quali non ci siamo nemmeno visti in faccia.

Ci siamo letti i tag, ci siamo uditi appena, ma tanto è bastato.

Il mio nome è Bond, Carlos Bond.

3 Commenti »

  1. Resto ancora un po’ a fissare l’orizzonte e a scorrere a mente tutte le donne di cui mi sono innamorato. La prima volta avevo cinque anni, lei si chiamava Rossana, abitavamo di fianco e passavamo ore a guardarci da un balcone all’altro. O forse ero io solo a guardarla per ore. Mi sono innamorato migliaia di volte, forse anche più di una volta al giorno, ed ogni volta ho creduto che sarebbe stata l’ultima.
    Fa caldo stanotte, esco da tutte le applicazioni attive, spengo il pc, gli darò una tregua. Quando si placa il ronzio dell’hard-disk e delle ventole mi rendo conto del silenzio che è calato in città ma non è ancora per me ora di andare a dormire. Vorrei star sveglio ventiquattr’ore e poi dormir per dodici, vorrei far l’amore tre volte al giorno e mangiare una volta sola, vorrei ricordarmi tutti i sogni che faccio.
    Prendo un ghiacciolo dal freezer e mi affaccio alla finestra sperando di scorgere il volo dei pipistrelli. Nulla, è tardi anche per loro. Mi piace quando al tramonto li vedo volteggiare, mi pare che ogni cosa sia al suo posto, i pipistrelli volano, la gazza dorme nel suo nido e i gatti perlustrano il terreno. Si, ogni cosa è al suo posto, anch’io al mio posto, con la mia musica e i miei film archiviati con cura nelle loro cartelline, libri e fumetti un po’ ovunque, bottiglie d’acqua di rubinetto nel frigo, caffè e sigarette. E un terribile bisogno d’amare che non mi dà pace.

    Commento di Rosario — Maggio 17, 2008 @ 10:37 pm

  2. Ho bisogno di placarmi, spengo tutte le luci, cerco il requiem di Mozart sull’ipod, ecco, sono pronto, sdraiato con la schiena nuda sul pavimento fresco, respiro lentamente e profondo. Afrika, dove sei ora, che stai facendo? Stanotte, come il naufrago il messaggio nella bottiglia affida all’oceano, naufragando nei miei sentimenti affiderò il mio appello d’amore al vento affinché ti giunga, circumnavigando il globo o rimbalzando sulla luna; non udrai la mie parole, non saprai quanto anelo sfiorarti la pelle, inebriarmi del tuo odore, passare la notte ad osservarti dormire, solo un fugace brivido ti giungerà, ma lo riconoscerai. Riconoscerai l’angoscia di un uomo a cui una vita soltanto non basta per amare quanto vorrebbe, di un uomo che vuol esser schiavo ma di una donna degna, di un uomo che sempre più spesso si sente scivolare le speranze e si affida ai sogni. Sei solo un sogno, Afrika? No, non lo sei, ho sentito il tuo respiro e tanto mi è bastato per innamorarmi di te, so che esisti, so che da qualche parte, nel mondo il tuo caldo alito si sprigiona e prima o poi una molecola del tuo respiro giungerà a me rendendomi per un attimo felice, apparentemente senza motivo.

    Commento di Rosario — Maggio 20, 2008 @ 9:57 pm

  3. Le note lievi come solo la morte può essere mi portarono a chiudere gli occhi ed i sogni invasero il mondo.

    Si aprì velocemente una porta che spezzò l’apparente quiete dell’ufficio “Antonio … il suo sarto è qui lo faccio entrare” – “certo” con tono squillante, poi aggiunse “dica a quei tagliagole figli di cane là fuori che se non riescono a fare nulla senza di me per mezz’ora possono pure incominciare a scrivere la lettera di licenziamento che gliela firmerò con un calcio …” – L’avvocato Andy, intravide dietro alla sua segretaria l’elegante sarto che rimase comunque impassibile e non concluse la frase ma mostrò uno dei suoi tanti benevoli sorrisi. – “venga pure avanti Antonio” – si alzò repentinamente dalla grande poltrona di pelle al centro dell’ufficio e strinse energicamente la mano del suo ospite – “Ha capito signorina Betty non voglio essere disturbato” – prese un poggiapiedi da un cassettone e si mise sopra pronto ad essere misurato, voltando le spalle al suo sarto di fiducia gli chiese “Come stà tua figlia Bernadette?” – “bene grazie … ti porto i saluti anche di mia moglie che ti ringrazia per il favoloso cesto di frutta che ci hai mandato” – non replicò e cambiò discorso “hai notato che questo gessato continua ad essere troppo pesante” – prese una pausa e aggiunse “quello nuovo voglio che sia fatto del più leggero Tasmanian che mi puoi procurare mi devo sentire nudo come se non lo avessi addosso lo voglio funzionale ed elegantissimo” – “non si preoccupi la settimana prossima le porto a far vedere alcuni tessuti che sicuramente la convinceranno” – “facciamo lunedì” – “ perfetto”. Il signor Antonio si soffermò per alcuni istanti sulla figura del suo cliente come un pittore guarda la tela prima di dipingere e poi incominciò con gesti molto precisi e veloci a prendere le misure. Concluse il suo lavoro in un religioso silenzio.
    La pace in quei corridoi era ormai terminata non appena il signor Antonio varcò la porta dell’ufficio, Andrew entrò nell’ampio corridoio antistante il suo ufficio e si mise a marciare come un generale passa in rassegna i suoi uomini, le uniche parole che si sentirono chiaramente furono i tre nomi degli avvocati più anziani e il nome della sala riunioni da lui soprannominata scannatoio.
    A capo del tavolo di ciliegio intarsiato c’era lui con un paio di grossi fascicoli ed a distanza di alcuni posti c’erano i tre soci più anziani dello studio che fissavano quelle mostrando una certa idea di nausea come se oramai di quelle carte conoscevano anche la grammatura di ogni foglio. Si rimase in silenzio per alcuni istanti mentre il grande capo fissava un piccolo quadro raffigurante un avvocato europeo del ‘600.
    “oggi alle 18 partiamo per l’Africa, leggetevi il promemoria che vi ho lasciato nella vostra mail” – “Voi tre verrete con me e ci sarà con noi anche il mio stagista sarà proprio lui ad aprire le danze” – sebbene qualcuno avesse voluto manifestare contrarietà della scelta, non permise nessuna replica cambiando immediatamente discorso “il nostro cliente ci ha già fatto pervenire i nuovi contratti sui cereali … leggeteli tanto sono tutti uguali li abbiamo fatti noi” e sorrise “buongiorno signori non ci pagano a peso d’oro per fare amichevoli chiacchierate”. Si alzarono tutti contemporaneamente e come bravi soldatini ritornarono ai loro computer ed ai loro telefoni.
    Ritornò nel suo ufficio ed urlò alla segretaria di cercargli quello sfaccendato del suo stagista ed aggiunse “fagli sapere che se non sarà qui oggi pomeriggio dovrà sputare sangue per avere ancora la sua borsa di studio”.
    Alle ore diciotto una grande auto con targa U.N. parcheggiò davanti all’atrio del grattacielo dove aveva sede lo studio. Un paio di facchini misero nel bagagliaio due piccole scatole ed alcuen valigie. Gli avvocati attesero alcuni minuti davanti all’auto e poi si misero diligentemente in macchina. Andy fu l’ultimo a lasciare lo studio, non gli piaceva prendere l’ascensore e quando poteva usava le scale. Nell’atrio incontrò una delle poche persone che conosceva in quello stabile “e’ stata una buona giornata signora Shaw?” poi chinandosi sulla bambina che stringeva la mano della signora disse con voce dolce “che bella bambina” – “E’ la mia nipotina dai non essere timida saluta”. La bambina con una certa sfrontatezza come solo i bimbi posso avere disse “il mio papà dice che è colpa tua se aumentano i cereali”. Diede una lieve carezza alla bambina e salutò cortesemente tutte e due poi si allontanò per alcuni passi si voltò repentinamente verso di loro e con un tono tagliente disse “Salutami il tuo papà e digli che se mi viene a trovare gli farò sapere come sei nata tu”. Ed uscì dal portone facendosi aprire la porta dal custode, salendo velocemente in auto.
    Non appena presero posto nel Jet privato dello Studio, partirono immediatamente ed incominciarono una instancabile telefonata con il loro cliente. Al termine lui si ritirò nell’unica stanza privata del jet ed invece di dormire o riposarsi accese il computer,
    E dopo aver guardato alcune news finanziarie, si travestì della sua identità digitale ed incominciò a percorrere le strade del suo mondo virtuale.
    Nella barra del searching digitò “Afrika Palmer”.

    Commento di Frank — Maggio 28, 2008 @ 10:08 am


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